Comune di Poggio Renatico

Dal '300 al '500


IL FEUDO DI POGGIO RENATICO TRA IL 1300 E IL 1500
 
La prima fase del dominio della casata felsinea su Poggio Renatico conobbe alterne vicende.
Nel 1363 il castello di Poggio fu assalito dai Viscontiani, ma nel 1390 Bologna lo riconobbe ai Lambertini. Nel 1403 il feudo venne confiscato ad Aldraghetto Lambertini, pronipote di Egano, e affidato al capitano ferrarese Uguccione Contrari, ma gli venne restituito nel 1412. 
Al 13 novembre 1441 data invece il decreto del regimento di Bologna «concedente a Guidantonio di Aldraghetto Lambertini la giurisdizione feudale del castello a territorio di Poggio Renatico e Caprara». Nelle medesime carte il documento del 3 novembre 1509 riguarda il «decreto del cardinale legato di Bologna a favore di Cornelio Lambertini, confermante la concessione e i privilegi del castello e della torre di Poggio Renatico».
Fra i privilegi della famiglia emerge anche il diritto di giuspatronato sulla chiesa di San Michele, fatta erigere agli inizi del ‘300: esso comportava sia la scelta del sacerdote preposto all'ufficiatura, provvedendone al mantenimento, sia l'impegno di dotare la chiesa di rendite e proprietà adeguate. Dal giuspatronato derivava un grande prestigio, oltre al diritto di vedersi riconoscere una quota delle rendite della chiesa in caso di impoverimento della famiglia.
Questi privilegi si perpetrarono a lungo, riconfermati e rinnovati dalla Santa Sede: prima dal cardinale di Pavia Legato a latere, poi dai pontefici Giulio II, Leone X, Paolo III, Giulio III, Gregorio XIII, Urbano VIII e Benedetto XIV. La "Miscellanea di scritti", conservata all'Archiginnasio, riporta: «le conseguenze sono che il comune o sia il reggimento di Bologna non possa stendere gli ordine, le gravezze e le tasse fin sopra il territorio di Poggio, essendo quello a questi separati affatto dai limiti della giurisdizione del comune di Bologna». 
A metà del ‘500 una serie di attentati scosse i Lambertini.
L'8 febbraio 1541 morì a Bologna, forse avvelenato, Cornelio e, cinque giorni dopo, la stessa sorte toccò a sua madre Maddalena. Dopo un anno, tra il 2 e il 3 febbraio 1542, un'archibugiata uccise Andreghetto Lambertini; poco più tardi un certo Castrone, lanciaspezzata (uomo di fiducia) della casata, si sottrasse miracolosamente a un'archibugiata sparatagli a Poggio Renatico, ma venne ucciso da una pugnalata che lo trafisse nei pressi di Porta San Giorgio a Ferrara.
Si fece apertamente il nome di Girolamo Borgia, figlio naturale dell'efferato duca Valentino, come mandante di questi delitti.
Alla fine dello stesso secolo risale un codice pergamenaceo, oggi alla biblioteca comunale di Bologna, che contiene gli "Statuti della Comunità del Pogio" emanati nel 1598 da Cornelio e Cesare Lambertini, i quali sottoscrivevano il documento in qualità di «Signori di Pogio Rognatico, Villa Caprara, Villa Cornelia et suoi Uniti». Tali statuti, una sorta di codice civile, penale e commerciale, furono confermati dal conte Guido Antonio Lambertini nel 1662. Essi rispecchiano alcune condizioni ambientali e di vita tipicamente locali, come l'esistenza di un "oficio degli acquaioli", ossia di ufficiali incaricati di controllare tutte le attività e le persone preposte a regolare l'acqua nella pianura della comunità: provvedevano, con pubblico e regolare servizio, agli scoli e alle opere di prosciugamento e di bonifica.
Nei paragrafi che trattano dei "Massari del Comune" si trovano le indicazioni circa i confini dell'allora territorio poggese: «vogliamo incominci alla Croce di S. Prospero, confina di S. Vincenzo, et arriva sino al ponte del Molinazzo luogo della nostra Giurisdittione esclusive. Andando alla confina della valle da Oriente et da Occidente alla confina del Bolognese per disopra dal Scursuro dietro a detto condotto del Scursuro da un capo all'altro». Mentre nella rubrica circa la "Distintione dal Comune delle Ville et uniti" si legge: «Il suo Comune sarà Villa Caprara Villa Cornelia et gli altri uniti incominciando detto Comune dal ponte del Molinazzo sopradetto inclusive andando sino alla confina del Ferrarese pigliando et abbracciando pure dette Ville et uniti dietro al condotto del Riolo e Scursuro, con la parte del luogo detto Osellino, luogo di nostra giurisdittione».